Riciclatore D’asfalto KM-T2

Riciclare asfalto fresato a pezzi o rotto – KM T2

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

kmt2

Riciclare Asfalto a Pezzi o Rotto – KM T2

Il Riciclatore d’asfalto KM-T2 può produrre:

• (3.5) tonnellate per ora utilizzando asfalto a pezzi, rotto, o fresato.
• Prezzi dai 12€ ai 16€ per tonnellata.
• Utilizzare l’asfalto riciclato non è solo una scelta ambientale ma anche INTELLIGENTE.
• Il risparmo nel tuo budget è immediato!
• Personalizza perfettamente la tua miscela d’asfalto ad ogni carico (aggiungendo polverino di PFU, guaina a pezzi o emulsione bituminosa).

[/vc_column_text][vc_facebook css_animation=”bounceIn”][vc_googleplus css_animation=”fadeInRightBig”][/vc_column][/vc_row]

Riciclare asfalto fresato a pezzi o rotto – KM T2 ultima modifica: 2015-06-30T18:20:11+00:00 da TSASFALTI

2 pensieri su “Riciclare asfalto fresato a pezzi o rotto – KM T2

  1. Una seconda vita per l’asfalto col recupero risparmi 500 milioni
    E’ IL MATERIALE RICAVATO DALLA FRANTUMAZIONE DELLE PAVIMENTAZIONI. LE SOCIETÀ DEL SETTORE VORREBBERO RIUTILIZZARLO PER RICOSTRUIRE LE STRADE RIDUCENDO COSTI E CAVE. GLI ENTI PUBBLICI FRENANO TEMENDO L’INQUINAMENTO. LA CONTESA È AD UNA SVOLTA
    Walter Galbiati
    Lo leggo dopo
    Milano S i muove tra i timori di chi governa e le certezze di chi lavora, la storia tutta italiana del “fresato d’asfalto”. Un materiale giudicato riciclabile al 100% da chi asfalta le strade, ma considerato alla stregua di un rifiuto speciale dalle amministrazioni che si occupano di strade. Il “fresato” non è altro che il manto rimosso da una fresa meccanica che demolisce e frantuma la pavimentazione. Se ne ricava un misto di bitume e di inerti che le società del settore vorrebbero poter riutilizzare per ricostruire quelle stesse strade da cui proviene, ma che le pubbliche amministrazioni, invece, nel timore che venga disperso o depositato chissà dove, chiedono di maneggiare come se fosse un rifiuto radioattivo, con tanto di aggravi burocratici e aumento dei costi. La questione potrebbe essere arrivata a un punto di svolta, perché, dopo anni di indecisioni, il ministero dell’Ambiente sembra aver concesso l’apertura di un tavolo alla Siteb, l’associazione italiana bitume e asfalto stradale. «Nel confronto chiederemo al ministero dell’Ambiente di esprimersi con un decreto o con una circolare di chiarimento che semplifichi le cose e che ci riporti in Europa ai livelli che ci spettano», spiega Stefano Ravaioli, direttore del Siteb. Ogni anno in Italia, vengono prodotte dieci milioni di tonnellate di fresato e il suo recupero, secondo le stime degli esperti, potrebbe generare un risparmio pari a 500 milioni di euro, una valore che si riferisce alla sola sostituzione
    della materia prima, senza prendere in considerazione i costi dell’eventuale smaltimento a discarica. «Equivarrebbe alla produzione di bitume di tre raffinerie di medie dimensioni e al mancato depauperamento di alcuni milioni di metri cubi di terreno dalle cave di prestito sul territorio nazionale. Recuperare il fresato significa, inoltre, ridurre le importazioni di petrolio, eliminare il traffico prodotto da 330.000 autocarri e salvaguardare l’aspetto paesaggistico del territorio, evitando appunto l’apertura di cave», spiega Ravaioli che al suo attivo vanta anche un curriculum da ambientalista. Nel resto d’Europa, le cose vanno diversamente tanto che l’Italia è ormai il fanalino di coda nel riciclo delle pavimentazioni stradali e ogni anno perde terreno. Un tempo l’Italia era il secondo mercato in Europa dietro alla Germania per l’attività connesse alla realizzazione e manutenzione di strade: oggi resta ai primissimi posti per la produzione di conglomerato bituminoso con 22,3 milioni di tonnellate; la precedono solo Turchia (46,2 mln), Germania (41 mln) e Francia (35,4 mln). In compenso, però, è in coda con il 20% (terz’ultimo posto) nella speciale classifica dei Paesi che riciclano maggiormente questo materiale: fanno peggio di lei solo la Repubblica Ceca (18%) e la Turchia (3%). Paesi come Germania (90% di recupero), Francia (64%), Regno Unito (80%), sono considerati da sempre i grandi e i virtuosi d’Europa, ma anche il Belgio (61%), l’Ungheria (90%), la Svizzera (48%) e la Slovenia (26%) hanno percentuali di riciclo che superano abbondantemente quelle italiane. «In Europa – continua Ravaioli – lo hanno capito: in Francia vige il “divieto” di portare in discarica il fresato d’asfalto, considerato “prodotto primario”, da riutilizzare nel ciclo produttivo. La Germania, che ha perso quest’anno il primato europeo nella produzione di asfalto a vantaggio della Turchia, giudica il fresato (11,5 mln) come il miglior materiale costituente e lo recupera al 90%. In Olanda, Paese notoriamente povero di terra, sono attivi impianti che eliminano l’eventuale presenza di catrame nel materiale raccolto e consentono di recuperare totalmente l’inerte. In Inghilterra, Giappone e Stati Uniti gli studi di settore si concentrano su quante volte possa essere riciclato». In Italia il fresato, pur avendo le caratteristiche di un sottoprodotto secondo l’art. 184 bis del Dlgs 182/06 (ovvero originato da un processo produttivo il cui scopo non è la produzione di questa sostanza) viene considerato dalla pubblica amministrazione un rifiuto speciale. La paura è che il fresato che, oltre agli inerti e al bitume, contiene anche i residui prodotti dai veicoli in circolazione, compresi scarichi di gasolio, benzina e oli, finisca in luoghi in cui possa diventare un agente inquinante. La Siteb, invece, spinge al suo riutilizzo in luogo, là dove possibile, oppure allo stoccaggio del materiale senza dover passare da un centro autorizzato per la raccolta dei rifiuti, con aggravi di costi e di tempi. Anche perché quando viene considerato un rifiuto, deve essere smaltito entro un anno. La stessa pubblica amministrazione, nelle gare d’appalto, dovrebbe imporre il suo riutilizzo. «La burocrazia è un ostacolo. Troppo spesso la normativa nazionale si presta a differenti interpretazioni da parte degli Enti e delle Regioni che disorientano gli operatori del settore. Il fresato d’asfalto è riciclabile al 100%, serve incentivarne recupero», conclude Ravaioli. La questione potrebbe essere arrivata a un punto di svolta, perché il ministero dell’Ambiente sembra aver concesso l’apertura di un tavolo alla Siteb, l’associazione italiana bitume e asfalto stradale Le imprese italiane sono penalizzate rispetto a quelle di diversi paesi europei nel riutilizzo del fresato d’asfalto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *