Riparazione dell’asfalto a infrarossi: un’alternativa green per la manutenzione stradale

Riparare una buca non significa necessariamente rimuovere l’asfalto deteriorato, trasportarlo altrove e sostituirlo con nuovo conglomerato. Una delle alternative sviluppate per ridurre la quantità di materiale da sostituire è la tecnologia a infrarossi per la manutenzione stradale.

Il principio è semplice: invece di interrompere la continuità della pavimentazione con un taglio e una successiva toppa, l’asfalto esistente viene riscaldato direttamente in situ fino a renderlo nuovamente lavorabile. Il materiale può quindi essere rimescolato, integrato con un agente rigenerante e con una piccola quantità di conglomerato nuovo, prima della compattazione.

Il risultato è un ripristino continuo, con l’obiettivo di ridurre giunti e prolungare la vita utile della pavimentazione, senza sprechi e con un risultato superiore alle classiche riparazioni a freddo.

Perché la manutenzione stradale deve diventare più sostenibile?

La manutenzione delle strade comporta consumo di materie prime, produzione di materiali, trasporti e gestione del materiale rimosso. Per questo motivo la sostenibilità di una strada non riguarda soltanto il momento della costruzione, ma anche tutte le operazioni necessarie a conservarla nel tempo.

La ricerca europea sottolinea proprio questa necessità. L’estrazione e il trasporto delle materie prime e la produzione dell’asfalto hanno conseguenze ambientali, il riciclo e la riduzione dell’uso di risorse vergini sono alcune delle principali direzioni per rendere più sostenibili le infrastrutture stradali.

In questo scenario, la rigenerazione in situ rappresenta un approccio basato su un principio di economia circolare: prima di sostituire un materiale, verificare se può essere recuperato.

Come funziona la riparazione a infrarossi?

Il processo adottato da TS Asfalti prevede il riscaldamento della superficie danneggiata mediante piastre a infrarossi. La brochure tecnica indica un riscaldamento della superficie fino a temperature elevate, seguito dalla miscelazione del materiale esistente con additivo rigenerante ed emulsione bituminosa e, quando necessario, dall’aggiunta di conglomerato bituminoso caldo proveniente dal termocontenitore HotBox. La fase finale consiste nel paleggiamento e nella compattazione.

Il calore consente di ammorbidire nuovamente il conglomerato esistente senza doverlo necessariamente demolire. Il materiale viene quindi rilavorato e ricomposto.

Questo è uno degli aspetti che distinguono la tecnologia a infrarossi dalle riparazioni tradizionali a toppa: il trattamento interessa anche la pavimentazione immediatamente circostante l’area deteriorata, favorendo la continuità del ripristino.

riparazione buche con asfalto riciclato

Il problema dei giunti nelle riparazioni tradizionali

Una delle criticità delle riparazioni realizzate mediante rimozione e sostituzione è la presenza di un’interfaccia tra il materiale nuovo e quello esistente.

Questa zona di collegamento può diventare un punto vulnerabile, soprattutto quando acqua, variazioni termiche e cicli di gelo-disgelo contribuiscono al deterioramento della pavimentazione.

La tecnologia a infrarossi mira a ridurre questo problema attraverso il riscaldamento dell’asfalto esistente e la fusione termica con il materiale aggiunto. Il metodo TS Asfalti si può descrivere come una riparazione senza giunti freddi, ottenuta rigenerando il conglomerato direttamente nell’area interessata.

Non si tratta quindi semplicemente di “riempire una buca”, ma di ricostruire la continuità della pavimentazione.

Meno materiale da sostituire significa meno sprechi

Uno dei principali vantaggi ambientali della riparazione a infrarossi è la possibilità di riutilizzare il materiale esistente direttamente sul posto.

Il Piano Strategico di Manutenzione a Infrarossi di TS Asfalti identifica tra i principali benefici la riduzione del materiale destinato allo smaltimento, la diminuzione dell’apporto di bitume vergine e la riduzione dei trasporti associati alla movimentazione del materiale di risulta.

Il concetto è particolarmente importante se applicato su larga scala.

Una singola buca può sembrare un intervento marginale. Una rete urbana, però, può presentare centinaia o migliaia di anomalie. Moltiplicare per ogni intervento il materiale rimosso, il trasporto e il nuovo conglomerato necessario significa generare un consumo di risorse significativo.

Una tecnologia che consente di recuperare una parte maggiore del materiale presente nella pavimentazione può quindi contribuire a ridurre l’impatto complessivo della manutenzione.

Rapidità e riduzione dei disagi alla circolazione

La sostenibilità non riguarda soltanto i materiali. Anche il tempo di occupazione del cantiere è un elemento importante.

Un intervento a infrarossi può essere completato mediamente nell’ordine di 15-30 minuti, con riapertura della strada in tempi brevi.

Un caso riportato dal Corriere del Mezzogiorno raccontava già nel 2018 l’utilizzo degli infrarossi per la riparazione delle buche a Molfetta, evidenziando la rapidità della tecnica.

Il dato è interessante perché mostra come la manutenzione rapida e le tecnologie alternative ai metodi tradizionali siano ormai entrate nel dibattito sulle strategie di gestione delle grandi reti urbane.

Riparazione a infrarossi: perché può essere considerata una tecnologia green?

Definire “green” una tecnologia di manutenzione richiede però di guardare oltre lo slogan.

Nel caso della riparazione a infrarossi, gli elementi ambientali da considerare sono principalmente:

Recupero del materiale esistente.
L’asfalto presente nella pavimentazione viene riscaldato e rilavorato, riducendo la necessità di rimuoverlo e sostituirlo completamente.

Riduzione dell’utilizzo di materiale nuovo.
Quando le condizioni della pavimentazione lo consentono, il nuovo conglomerato viene utilizzato solo nella quantità necessaria per completare il ripristino.

Riduzione dei materiali di risulta.
Meno demolizione può significare meno materiale da movimentare e destinare a recupero o smaltimento.

Minori trasporti.
La possibilità di lavorare il materiale direttamente in situ riduce alcune movimentazioni rispetto a un processo basato sulla completa rimozione e sostituzione.

Maggiore continuità della pavimentazione.
L’eliminazione dei giunti freddi può contribuire a realizzare un ripristino più omogeneo.

Il principio è quello di intervenire sulla pavimentazione esistente senza procedere necessariamente alla sua demolizione e fresatura: l’asfalto viene riscaldato direttamente in sito, riportato in condizioni di lavorabilità e rigenerato, con l’eventuale integrazione di nuovo conglomerato quando necessario. Questo approccio consente di valorizzare il materiale già presente nella pavimentazione e di limitare la produzione di materiale di risulta e le movimentazioni connesse al suo trasporto e conferimento. Il termocontenitore completa il sistema permettendo di mantenere il conglomerato alla temperatura di lavorazione e di utilizzarlo negli interventi senza ricorrere necessariamente a nuovo materiale per ogni riparazione.
La logica è quella indicata dai CAM (Criteri Ambientali Minimi) per una manutenzione preventiva e mirata, finalizzata a intervenire sul degrado prima che renda necessario un rifacimento più esteso. Il criterio dedicato al piano di manutenzione richiama infatti l’attivazione di interventi manutentivi superficiali alternativi al rifacimento, in modo da ridurre il ricorso a materie prime non rinnovabili e i disagi legati ai lavori.

Dalla riparazione alla manutenzione preventiva

La tecnologia a infrarossi è ancora più efficace quando viene inserita all’interno di una strategia di manutenzione programmata.

Prima di riparare una buca è infatti possibile individuare le anomalie della rete stradale e stabilire quali interventi siano più urgenti. TS Asfalti utilizza, in collaborazione con Anomaleet, un sistema di rilevazione accelerometrico in grado di produrre una mappa delle anomalie stradali e classificarne il livello di urgenza.

Questo consente di passare da una manutenzione esclusivamente reattiva a un modello più programmato: individuare il problema, stabilire una priorità, intervenire prima che il degrado aumenti.

Alla manutenzione delle buche può inoltre essere affiancata la sigillatura preventiva delle crepe. La sigillatura a caldo limita il passaggio dell’acqua negli strati più profondi della pavimentazione e può contribuire a rallentare l’evoluzione delle fessurazioni verso fenomeni più estesi e la formazione di buche.

Il risultato è un sistema integrato composto da rilevamento, prevenzione e ripristino.

Una nuova idea di manutenzione stradale

La manutenzione sostenibile non consiste semplicemente nel trovare un asfalto “più verde”. Significa ripensare il ciclo di vita della strada.

Rilevare prima le anomalie. Prevenire il deterioramento. Recuperare il materiale quando possibile. Utilizzare nuovo conglomerato solo dove necessario. Ridurre i trasporti. Limitare i tempi di cantiere. Prolungare la vita utile della pavimentazione.

La tecnologia a infrarossi si inserisce esattamente in questa evoluzione.

Per un’amministrazione pubblica o per un’impresa che gestisce la manutenzione stradale, la domanda non dovrebbe quindi essere soltanto “quanto costa riparare una buca?”, ma anche “quanto materiale devo sostituire, quanto ne posso recuperare e quanto durerà l’intervento?”

È da queste domande che nasce una manutenzione stradale realmente orientata all’efficienza e alla sostenibilità.

FAQ: riparazione asfalto a infrarossi

Che cos’è la riparazione dell’asfalto a infrarossi?
È una tecnica che utilizza il calore generato da piastre a infrarossi per riscaldare e rendere nuovamente lavorabile l’asfalto deteriorato direttamente in situ.

La riparazione a infrarossi utilizza asfalto nuovo?
Può essere aggiunta una quantità di conglomerato nuovo quando necessario, ma il principio della tecnologia è recuperare e rilavorare il materiale esistente, limitando l’apporto di nuovo materiale.

La tecnologia a infrarossi elimina i giunti freddi?
Il processo è progettato per realizzare un ripristino continuo attraverso la fusione termica del materiale esistente e di quello aggiunto, evitando il tradizionale giunto freddo.

La riparazione a infrarossi è più sostenibile della riparazione tradizionale?
Può ridurre materiale di risulta, consumo di nuovo conglomerato e alcune movimentazioni, ma la sostenibilità effettiva deve essere valutata in relazione alle caratteristiche del singolo intervento.

Quanto dura una riparazione a infrarossi?
La durata dipende dalle condizioni della pavimentazione, dal tipo di danno, dalla corretta esecuzione e dalle condizioni di esercizio. Non è corretto attribuire una durata fissa a ogni intervento. La sperimentazione avviata a Milano nel 2026 prevede una verifica sul campo della durabilità, indicata nell’articolo di Strade & Autostrade come attualmente stimata in almeno cinque anni.

La riparazione a infrarossi è adatta a tutte le buche?
No. La tecnica deve essere valutata in funzione delle dimensioni e della natura del dissesto, dello stato della pavimentazione e delle condizioni del sottofondo. Per interventi strutturalmente più complessi possono essere necessarie tecniche differenti.

Perché associare infrarossi e sigillatura delle crepe?
Perché rappresentano due livelli diversi di manutenzione: la riparazione a infrarossi interviene sul danno già presente, mentre la sigillatura delle crepe agisce in chiave preventiva, limitando l’ingresso dell’acqua nella pavimentazione.

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