La crescente attenzione verso il consumo di suolo, la gestione delle acque meteoriche e la riduzione dell’impatto ambientale delle infrastrutture sta cambiando il modo di progettare gli spazi urbani. Tra le strategie che stanno acquisendo maggiore rilevanza c’è il depaving, o de-pavimentazione: la rimozione di superfici impermeabili, generalmente in asfalto o calcestruzzo, per restituire al terreno una maggiore capacità di svolgere le proprie funzioni naturali.
Accanto al depaving si sta sviluppando un altro approccio: quando una superficie deve continuare a essere percorribile, non sempre è necessario ricorrere a una pavimentazione tradizionale. In questi casi entrano in gioco pavimentazioni sostenibili, materiali riciclati, soluzioni drenanti e tecnologie per ridurre il consumo di materie prime.
Per comprendere queste tecnologie è quindi necessario partire dalla differenza tra de-pavimentare, sostituire una pavimentazione impermeabile e realizzare una pavimentazione a minore impatto ambientale.
Che cos’è il depaving?
Il termine inglese depaving indica la rimozione di una pavimentazione impermeabile, come asfalto o cemento, con l’obiettivo di de-impermeabilizzare il suolo. In ambito urbano viene utilizzato soprattutto per intervenire su parcheggi, cortili, piazzali, aree scolastiche e altre superfici che non devono necessariamente rimanere completamente impermeabili.
La de-pavimentazione è considerata una delle strategie di de-sealing del suolo e può contribuire a favorire l’infiltrazione dell’acqua piovana, ridurre il deflusso superficiale e recuperare alcune funzioni ecologiche del terreno. Un recente studio italiano dedicato alla depavimentazione evidenzia come il depaving rientri nel più ampio ambito delle Nature-Based Solutions e dei sistemi di drenaggio urbano sostenibile.
Il tema è diventato particolarmente rilevante anche a livello europeo. La Commissione europea identifica il soil sealing, cioè la copertura del terreno con materiali impermeabili come asfalto e cemento, come una delle principali forme di degrado del suolo, associandola a rischi maggiori di allagamento, perdita di biodiversità e scarsità d’acqua.
Il depaving, tuttavia, non significa che ogni superficie debba necessariamente tornare a essere prato o terreno naturale. In molti contesti è necessario mantenere una superficie stabile e accessibile.
È qui che entra in gioco la progettazione della pavimentazione sostenibile.

Depaving e pavimentazioni sostenibili: qual è la differenza?
Depaving e pavimentazione sostenibile sono concetti collegati, ma non equivalenti.
Il depaving interviene principalmente sulla rimozione della superficie impermeabile. La pavimentazione sostenibile, invece, riguarda il modo in cui viene realizzata una superficie destinata a rimanere praticabile, cercando di ridurre il consumo di risorse, i trasporti, le emissioni, la produzione di rifiuti e l’impatto sul territorio.
Per questo motivo un progetto di rigenerazione urbana può prevedere entrambe le strategie: rimuovere una parte delle superfici non necessarie e utilizzare, dove serve mantenere la funzionalità dell’area, materiali e tecnologie a minore impatto.
Tra le soluzioni possibili rientrano pavimentazioni in materiali riciclati, sistemi drenanti e pavimentazioni in terra stabilizzata.
Terra stabilizzata: una soluzione per le superfici che devono rimanere praticabili
La terra stabilizzata permette di realizzare superfici compatte e resistenti mantenendo un aspetto naturale. Nel caso di TS Asfalti, la tecnologia viene utilizzata per realizzare pavimentazioni destinate, ad esempio, a piste ciclabili, strade rurali, parcheggi, percorsi nei parchi e nei giardini, aree sportive e contesti soggetti a vincoli ambientali.
La caratteristica interessante dal punto di vista della sostenibilità è la possibilità di utilizzare terreni presenti in situ, inerti provenienti da cava oppure aggregati riciclati, riducendo il ricorso a materiali vergini e, quando le condizioni del progetto lo consentono, la necessità di trasportare grandi quantità di materiale. La terra stabilizzata lavorata da TS Asfalti è una pavimentazione 100% riciclabile, progettata per limitare buche, fango, polvere e cedimenti.
Questo aspetto è particolarmente interessante nei progetti di rigenerazione di aree verdi e spazi periurbani: l’obiettivo non è soltanto ottenere una superficie resistente, ma creare un’infrastruttura che si integri visivamente con il contesto.
Asfalto ecologico: cosa significa realmente?
L’espressione asfalto ecologico viene utilizzata per indicare diverse strategie finalizzate a ridurre l’impatto ambientale della pavimentazione stradale. Non identifica necessariamente un unico materiale.
Un asfalto può essere considerato più sostenibile, ad esempio, quando aumenta la quota di materiale riciclato, riduce l’utilizzo di materie prime vergini, richiede meno energia durante la produzione oppure consente di ridurre trasporti e rifiuti durante la manutenzione.
L’idea alla base dell’asfalto ecologico è quindi più ampia del semplice materiale: riguarda l’intero ciclo di vita della pavimentazione.
Meno materiale nuovo, meno trasporti, meno sprechi
Una pavimentazione sostenibile deve essere valutata considerando l’intero processo: approvvigionamento delle materie prime, produzione, trasporto, posa, manutenzione e fine vita.
È proprio in questo passaggio che le tecnologie mobili possono offrire un vantaggio. L’impianto mobile di produzione utilizzato da TS Asfalti consente di produrre direttamente in prossimità del cantiere materiali destinati alle lavorazioni in terra stabilizzata ed Ecobase.
La produzione vicino al luogo di utilizzo può contribuire a ridurre la movimentazione dei materiali e a valorizzare risorse disponibili localmente, quando tecnicamente idonee.
L’obiettivo non è quindi soltanto “utilizzare un materiale verde”, ma ridurre l’impatto dell’intero processo costruttivo.

Depaving, gestione dell’acqua e resilienza urbana
Uno dei motivi per cui il depaving sta acquisendo attenzione è la gestione delle precipitazioni intense. Una superficie impermeabile tende a impedire all’acqua di infiltrarsi nel terreno e aumenta il deflusso superficiale. La de-pavimentazione può quindi contribuire, nei contesti adatti, a ridurre la pressione sui sistemi di drenaggio.
Il CORILA descrive il depaving come una pratica utile a ridurre il rischio di allagamenti attraverso la rimozione di superfici impermeabili e la loro trasformazione in spazi verdi o permeabili.
Anche la normativa e le politiche europee stanno aumentando l’attenzione verso la salute del suolo. Nel 2025 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato nuove regole per il monitoraggio dei suoli, introducendo tra gli elementi di attenzione anche il soil sealing e la rimozione del suolo.
Quando scegliere il depaving e quando una pavimentazione sostenibile?
La risposta dipende dalla funzione che l’area deve svolgere.
Se una superficie non è più necessaria per il transito o la sosta, il depaving e la rinaturalizzazione possono essere la soluzione più coerente.
Se invece l’area deve continuare a essere utilizzata da pedoni, biciclette o veicoli, è possibile valutare una pavimentazione progettata per ridurre l’impatto ambientale, come una superficie in terra stabilizzata o altre soluzioni tecniche appropriate al contesto.
La scelta deve quindi partire dalla domanda fondamentale: quale funzione deve svolgere quella superficie?
Solo dopo aver definito la funzione è possibile scegliere il materiale più appropriato.
La pavimentazione sostenibile è una strategia, non un singolo prodotto
Il futuro delle infrastrutture non consiste necessariamente nel sostituire tutto l’asfalto con un unico nuovo materiale. La direzione più interessante è quella di combinare tecnologie diverse in funzione del contesto.
Depaving dove una superficie impermeabile non è più necessaria. Terra stabilizzata dove occorre mantenere percorribilità e integrazione paesaggistica. Materiali riciclati dove possono sostituire efficacemente materie prime vergini. Tecnologie di rigenerazione dove è possibile recuperare una pavimentazione esistente invece di demolirla.
È questa logica, basata sulla riduzione del consumo di risorse e sulla valorizzazione del patrimonio esistente, a rendere realmente sostenibile la progettazione delle infrastrutture.
FAQ: depaving e pavimentazione sostenibile
Che cos’è il depaving?
Il depaving è la rimozione di superfici impermeabili, come asfalto o calcestruzzo, per restituire al terreno una maggiore capacità di infiltrazione e, dove possibile, favorire il recupero delle funzioni naturali del suolo.
La terra stabilizzata è una forma di depaving?
No. La terra stabilizzata è una pavimentazione. Può però essere utilizzata in alcuni progetti successivi alla rimozione di una superficie impermeabile, quando l’area deve continuare a essere percorribile.
Che cosa si intende per asfalto ecologico?
È un’espressione utilizzata per indicare tecnologie e materiali che riducono l’impatto ambientale della pavimentazione, ad esempio attraverso il riciclo, la riduzione dell’uso di materie prime vergini, processi a minore consumo energetico o una migliore gestione del ciclo di vita.
Qual è il vantaggio della terra stabilizzata?
Può offrire una superficie stabile e resistente dall’aspetto naturale, con possibilità di utilizzare terreni locali o materiali riciclati e con applicazioni in piste ciclabili, percorsi, parcheggi, strade rurali e aree verdi.
Depaving significa eliminare tutte le strade asfaltate?
No. Il depaving riguarda soprattutto la rimozione di superfici impermeabili non indispensabili. Le infrastrutture necessarie alla mobilità devono invece essere progettate e mantenute considerando sicurezza, prestazioni, drenaggio, durata e impatto ambientale.